N.I.D.I. - FAQ

 

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42 - (D) Per l’avvio di una attività di affittacamere c’è l’intenzione di presentare domanda da parte di un soggetto in possesso dei requisiti, in quanto “titolare di partita IVA in regime di mono-committenza”, avendo aperto partita IVA per l’esercizio di un’attività professionale, senza iscrizione al registro delle imprese; tale attività professionale è stata cessata da oltre un anno (come dimostrabile da delibera di cancellazione dall’Ordine professionale di appartenenza), ma la partita IVA è rimasta aperta se pur inattiva.
L’art.2, comma 5 dell’Avviso prevede che “I soggetti destinatari delle agevolazioni sono le microimprese ancora da costituirsi o di nuova costituzione. Si considerano di nuova costituzione le imprese che, alla data di presentazione della domanda preliminare di accesso alle agevolazioni, siano costituite (o Ditte Individuali che abbiano aperto Partita IVA) da non più di 6 mesi e siano inattive.”.
Considerato che la precedente attività professionale è cessata da oltre un anno, si chiede se sia indispensabile che il soggetto debba cessare la propria partita IVA, affinché non venga contestata una violazione dell’art.2, comma 5 dell’Avviso; si fa presente che ciò comporterebbe la necessità di cessare la partita IVA e contestualmente aprirne una nuova, esclusivamente ai fini di quanto previsto dall’art.2, comma 5 dell’Avviso quando nella sostanza, considerando che si tratta di avviare un’attività di impresa in ambito completamente differente da quello relativo alla pregressa attività professionale, non si violerebbe la ratio dell’Avviso, finalizzata a concedere le agevolazioni a nuove attività imprenditoriali avviate da soggetti in possesso dei requisiti previsti dall’Avviso stesso.

(R)
Le previsioni di cui all’art.2, comma 5 dell’Avviso sono tese a concedere le agevolazioni esclusivamente nei confronti di imprese inattive e di nuova costituzione.
Considerato che, la circostanza da lei rappresentata riguarda un soggetto giuridico, precedentemente avviato per attività completamente diversa da quella per la quale richiede le agevolazionnon e non iscritto al registro delle imprese e che il soggetto proponente possiede i requisiti di cui all’art.2, comma 2 dell’Avviso, non si ritiene necessario che si debba cessare la precedente partita IVA.
41 - (D) Si pone il seguente quesito con riferimento all'art.2, comma 3, lettera c dell'Avviso, ove è previsto che non siano considerati appartenenti a categorie svantaggiate coloro i quali siano stati, nei 3 mesi antecedenti la presentazione della domanda preliminare, amministratori di altre imprese, anche se inattive.
Si chiede se, un professionista (non titolare di partita IVA) sia in possesso dei requisiti qualora risulti aver ricoperto una delle seguenti cariche nei 3 mesi antecedenti la presentazione della domanda:
- liquidatore;
- membro del collegio sindacale;
- curatore fallimentare.

(R)
Le previsioni di cui all’art.2, comma 3, lettera c dell’Avviso sono tese ad escludere il possesso dei requisiti da parte di soggetti che possano essere considerati imprenditori o soggetti che esercitano attività professionale con partita IVA.
È evidente che un professionista (non titolare di partita IVA) che ricopra una delle cariche indicate nel quesito non può essere considerato alla stregua di un titolare o amministratore di altra attività, in quanto si tratta di cariche ricoperte nell’ambito dell’esercizio dell’attività professionale. Peraltro, la legale rappresentanza attribuita al curatore in qualità di pubblico ufficiale farebbe riferimento al patrimonio fallimentare e non all’impresa in senso stretto.
Invece, nel caso di un soggetto che ricopra la carica di liquidatore di un’impresa, dopo esserne stato il legale rappresentante, tale soggetto è da considerarsi privo dei requisiti in quanto amministratore dell’impresa.
40 - (D) Volendo presentare domanda preliminare di accesso alle agevolazioni al bando NIDI per un’attività di commercio elettronico di motociclette e ricambi per motociclette, si pone il problema di valutare l’ammissibilità di alcune spese di esercizio.
Nella fattispecie il Bando all’Art.9 comma 4 lett. f esclude l’acquisto di beni usati (salvo i casi espressamente citati), dall’altro ammette l’acquisto di scorte (all’Art.9 comma 3 lett.a). Tuttavia, nel caso di acquisto di un motociclo nuovo (al pari di qualsiasi altro bene da immatricolare), per effetto del passaggio di proprietà che dovrebbe effettuarsi prima al titolare della ditta e poi al futuro compratore del bene, lo stesso diverrebbe in ogni caso, un bene usato (a Km 0) venduto ad un consumatore finale, ad un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto. Il titolare della ditta infatti è un intermediario che non abbraccia la logica delle concessionarie di rivendita di auto e moto, le quali non divengono intestatarie delle auto che vendono (che rimangono sempre di titolarità dell’azienda produttrice).
Alla luce quindi della fattispecie sopra esposta, con la presente si chiede di voler considerare l’eventuale ipotesi di concedere, per soggetti che di fatto si trovano a vendere beni immatricolati, la possibilità di acquistare beni usati (come scorte) visto che acquistandole nuove, di fatto opererebbero in contrapposizione al principio economico.

(R)
Le previsioni di cui all’art.9, comma 4, lettera f dell’Avviso sono tese ad evitare che possano essere agevolati beni che siano già stati oggetto di precedenti agevolazioni pubbliche o che siano già stati in passato di proprietà dell’impresa beneficiaria e altresì finalizzate ad acquisto di beni non obsoleti.
Nel caso dei beni immatricolati è possibile verificare tutti i precedenti passaggi di proprietà e l’effettiva obsolescenza del bene. Pertanto, si ritiene che nel caso delle spese riconducibili a quanto previsto dall’art.9, comma 3, lettera a, possano essere ammessi anche beni usati, purché oggetto di immatricolazione.
39 - (D) Per l’avvio di una attività di studio medico c’è l’intenzione di presentare domanda da parte di due soggetti, entrambi in possesso dei requisiti, in quanto “titolari di partita IVA in regime di mono-committenza”, avendo aperto partita IVA per lavorare in via esclusiva con altra struttura.
L’art.4, comma 2, lettera c dell’Avviso prevede che “Saranno considerate in continuità rispetto ad imprese preesistenti le iniziative per le quali la persona individuata come amministratore sia, o sia stato negli ultimi 3 mesi, titolare o amministratore di altra attività operante nel medesimo settore o in un settore connesso, attinente o collegato”.
Si chiede se sia indispensabile che uno dei due componenti della compagine debba cessare la propria partita IVA per poter essere il futuro amministratore della nuova impresa, affinché non venga contestata una situazione di continuità; si fa presente che ciò comporterebbe una cessazione dell’attività lavorativa per uno dei due soggetti, che resterebbe pertanto senza reddito fino al buon esito della domanda.

(R)
Le previsioni di cui all’art.4, comma 2, lettera c dell’Avviso sono tese ad evitare una possibile situazione di continuità o ampliamento rispetto ad attività preesistenti.
È evidente che un soggetto titolare di “falsa partita IVA” non può essere considerato alla stregua di un titolare o amministratore di altra attività, in quanto, esercitando in regime di mono-committenza è da considerarsi equiparato ad un lavoratore subordinato. Pertanto non è necessario che uno dei due componenti della compagine debba cessare la propria partita IVA, a condizione che la sede individuata per lo studio medico sia differente dalla sede legale o operativa delle partite IVA dei singoli soci.
38 - (D) Tra le attività di ristorazione mobile rientrano le gelaterie ambulanti e le attrività di street food che vendono prodotti confezionati?

(R)
Le gelaterie non possono essere considerate attività di ristorazione con cucina, tanto che nel bando sono chiaramente escluse. Riguardo la vendita di prodotti confezionati, si tratta di attività che rientra nel settore del commercio, non compreso tra i settori ammissibili del bando Nidi.
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