"L'Africa è il continente che ha pagato finora il costo maggiore della globalizzazione. I dati drammatici sulla crisi alimentare emersi al recente meeting mondiale della FAO ne sono una testimonianza. Ma l'Africa è anche il continente delle nuove opportunità, come si evidenzia dalla competizione che si è sviluppata soprattutto da parte delle grandi potenze asiatiche: Cina, Giappone e India. Per questo l'Africa deve tornare ad essere al centro della politica europea e italiana, sia per affrontare i nodi dello sviluppo con la lotta alla fame e alla malnutrizione, sia per creare un modello di cooperazione che contribuisca a far crescere l'economia locale".
È quanto afferma Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico che da oggi fino a mercoledì è in Mozambico per lanciare "un programma biennale, messo a punto dal Ministero dello Sviluppo Economico, che prevede investimenti nel continente e che si svilupperà fino al 2010 con missioni settoriali e asset specifici, con tre obiettivi precisi: approvvigionamento di materie prime, ricerca di nuovi mercati e potenziamento del turismo". La missione organizzata dall'Ice e dal Centro dello Sviluppo dell'Impresa di Bruxelles (CDE) in collaborazione con Assafrica, Simest e l'ambasciata italiana a Maputo, vede la partecipazione di oltre 50 imprese italiane che parteciperanno al primo workshop economico tra i due paesi e prevede anche incontri business to business con imprese africane. "Il nostro programma" spiega Urso "è diretto a valorizzare le risorse specifiche di ciascun stato africano in cui andremo a lavorare in modo da favorire un rafforzamento delle economie locali. Il Piano Africa partirà dal Mozambico, uno stato ricco di gas e alluminio, con una crescita annua del Pil superiore al 7% e proseguirà poi in Angola per passare in Sud Africa, Sudan, Nigeria, Senegal, Mauritania, Tanzania e Capo verde". "La scelta del Mozambico non è casuale" continua il sottosegretario "il Paese è infatti un modello italiano di successo: grazie alla nostra mediazione politica, nel 1992 a Roma venne firmato l'accordo di pace che mise fine alla guerra che da anni dilaniava la nazione. L'Italia quindi può e deve fare la differenza in Africa. Vogliamo esportare un nuovo modello, basato sulla cultura italiana, sul Made in Italy e sulla qualità. Un modello capace di creare valore e offrire nuove capacità tecniche a un continente come l'Africa, spesso, troppo spesso è stato dimenticato". Un programma ribadito anche da Massimo Mamberti, direttore generale dell'Ice: "vogliamo offrire agli operatori italiani l'occasione di acquisire una conoscenza diretta della realtà locale. Puntiamo a sviluppare nuove partnership commerciali, industriali ed investimenti in un paese che ha un grande appeal per il Made in Italy". Mentre Massimo D'Aiuto, amministratore delegato della Simest sottolinea che "c'è molto da fare e attraverso un accordo di collaborazione con il CPI, l'agenzia governativa per la promozione degli investimenti stiamo sviluppando una intensa attività di scouting nel paese. Il workshop che si tiene a Maputo sull'utilizzo del gas naturale nel trasporto pubblico è il primo di una serie di seminari tematici che nascono dall'interesse concreto delle imprese italiane ad investire in Mozambico". - |