D'altro canto i dati parlano chiaro, confermati dall'indagine congiunturale effettuata a luglio su un campione di aziende associate, da cui emerge come in questo momento le medie e grandi imprese dell'It manifestino uno stato di sofferenza sull'andamento di fatturati (in peggioramento per il 25% delle medie rispetto al 14% rilevato ad aprile, per il 7% delle grandi rispetto al 5% di aprile) segno dei tagli di spesa, del differimento degli investimenti da parte soprattutto dei grandi clienti: la Pa, il settore bancario, la grande distribuzione, l'industria, situazione ancor più aggravata dai crescenti ritardi di pagamento. Gli ordinativi sono in peggioramento per il 25% delle piccole e delle medie (rispettivamente il 23% e il 14% ad aprile), mentre sul fronte dell'occupazione la gravità della crisi si manifesta con un netto peggioramento del numero dei dipendenti per il 29% delle grandi imprese e il 25% delle medie (rispettivamente 5,6% e 14,3% ad aprile), mentre per i consulenti il peggioramento riguarda il 25% delle medie (ad aprile le medie si dividevano fra 57% stabile e 43% migliorato), mentre nelle grandi imprese riappare la voce "molto peggiorato" per quasi l'8%. Vale per tutte le categorie di imprese It uno stato di crescente indebitamento e l'aumento allarmante della voce crediti insoluti, in peggioramento per il 27% del campione, a fronte del 17,5% rilevato ad aprile. "Ma attenzione il rosso dell'IT non riguarda solo la crisi di un settore - ha messo in guardia il presidente di Assinform - qui siamo di fronte a un pesante colpo di freno sulle capacità stesse di ripresa dell'intera economia italiana. L'It è chiamato più di altri settori industriali a continui e crescenti investimenti per tenere il passo dell'innovazione, la sua capillarità e trasversalità ne fanno un settore base delle economie globalizzate. Le tecnologie digitali, accessibili a tutti a basso costo sono il più potente fattore di accelerazione e moltiplicatore dello sviluppo, con capacità di impattare rapidamente sull'efficienza dei processi, sul valore di prodotti e servizi, sulla qualità della vita. Dalla depressione della domanda It, dalla grave sottovalutazione delle potenzialità dell'Ict di cui l'Italia soffre da anni, discende l'immobilismo del Paese, che ha grosse difficoltà a produrre nuove e significative opportunità di sviluppo". - Sito di riferimento: http://www.assinform.it/ |