Patto tra imprenditori e il governo per raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto

  Un patto strategico tra le rappresentanze imprenditoriali e il governo per raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto. E quanto auspicano le piccole imprese intervenendo nel dibattito in corso sulla bocciatura da parte di Bruxelles del piano italiano sulle emissioni inquinanti.

«Governo e imprese dovrebbero lavorare insieme a iniziative progettuali e di grande respiro strategico su questi temi», dice Tommaso Campanile, responsabile del dipartimento competitività e ambiente della CNA. «Occorre aprire una collaborazione tra esecutivo e associazioni di categoria che rappresentano il tessuto produttivo e sociale del paese evitando di lavorare, invece, sulla testa delle stesse imprese».

Che le aziende italiane siano penalizzate da alcune distorsioni della normativa europea sulle emissioni dei gas serra, del resto, lo ha messo in evidenza ieri proprio il ministro dello sviluppo economico, Pier Luigi Bersani. «Un'impresa italiana che inquina meno di un'azienda di un altro paese paga di più», ha sottolineato. «Questo crea distorsioni micidiali nella concorrenza di cui dobbiamo chiedere la correzione su scala europea».

«L'Italia», ha aggiunto dal canto suo Campanile, «paga l'inerzia dei governi degli ultimi 10 anni: l'intervento sulle emissioni, infatti, avrebbe dovuto essere varato all'indomani della firma del protocollo di Kyoto. Il prezzo più alte al suo mancato rispetto è quello scontato oggi dalle piccole imprese che pagano l'energia più di chiunque altro in Europa».

Rispetto al piano sull'abbattimento delle emissioni inquinanti presentato dall'Italia, ieri Bruxelles ha imposto un ulteriore taglio del 6,3% sulle emissioni annue, suscitando appunto la preoccupazione del mondo imprenditoriale che teme distorsioni sulla concorrenza. Secondo Bersani, però, non è solo sulle imprese che bisogna incidere per ridurre i gas inquinanti ma anche sull'efficienza energetica dei trasporti e delle abitazioni. Una direzione, questa, che il governo ha imboccato quest'anno ma di cui Bruxelles non avrebbe tenuto in debito conto.
«L'Unione europea ha considerato poco queste iniziative», ha detto Bersani. «Credo che tutti dovremmo occuparci di come valorizzare e intensificare le operazioni di efficienza energetica, di risparmio e di minore inquinamento in settori oltre quelli industriali».

Il ministro ha poi aggiunto che la direttiva europea sulle emissioni inquinanti si sta dimostrando uno strumento inefficace evidenziando come a quasi due anni della sua applicazione il provvedimento da tutti i paesi membri sia utilizzato come strumento di difesa della competitività industriale nazionale.
«Per il periodo successivo al 2012 qualcosa dovrà cambiare», ha avvertito Bersani, «e penso all'esclusione dei piccoli impianti, alla fissazione di metodologie di assegnazione delle quote uniforme in tutta l'Unione con l'introduzione di un benchmark unico in tutta l'Ue per tipologia di impianto, all'ampliamento del ricorso agli altri meccanismi del protocollo di Kyoto».
Per il ministro, infine, la bocciatura Ue è fonte di rammarico perché, ha spiegato, «la Commissione europea non ha contabilizzato lo sforzo di questo governo nella direzione del protocollo di Kyoto, mai profuso da nessun altro esecutivo della repubblica».       -          
 
Data Pubblicazione sul portale: 17 Maggio 2007
Fonte: CNA
Aree Tematiche: Sistema Puglia
Redazione: Redazione Sistema Puglia
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