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Bridgestone non chiude. Accordo per salvare Bari

Immagine associata al documento: Firmato al ministero dello Sviluppo il piano per la riconversione dello stabilimento che il gruppo giapponese voleva cancellare. Sono 377 gli esuberi che usciranno entro il 2016

La Bridgestone non chiude Io stabilimento di Bari. Al ministero dello Sviluppo economico, l'azienda di pneumatici del gruppo giapponese ha firmato l'accordo con sindacati, Regione e Invitalia, per la riconversione delle officine della zona industriale di Modugno. A marzo c'era stato l'annuncio improvviso della dismissione del sito, che aveva lasciato i 930 lavoratori increduli e nella disperazione. Poi è arrivata la reazione dei dipendenti, assieme alla campagna choc di boicottaggio promossa dal Comune e dalla Regione, con un messaggio diretto ai responsabili giapponesi dell'azienda: un manifesto raffigurante un pneumatico sanguinante trafitto da un coltello con su scritto «Harakiri, is not a good business».
L'accusa era quella di voler chiudere una fabbrica che presentava bilanci in attivo. Di lì l'apertura della trattativa per salvare i posti di lavoro. Una trattativa già chiusa positivamente in luglio, con un accordo non certo indolore, ma che con l'ufficialità di ieri ha definitivamente scacciato i fantasmi della chiusura. Bridgestone investirà 31 milioni di euro in tre anni per la riconversione delle linee produttive, che dall'attuale segmento medio alto, fabbricheranno pneumatici «general use», vale a dire di bassa qualità. A questi si aggiungeranno i 12 milioni di euro messi a disposizione dal governo per gli accordi di programma e il contributo della Regione per la formazione dei lavoratori e l'acquisto di attrezzature per l'innovazione.

INVESTIMENTI E MOBILITÀ
La produzione calerà dagli attuali 4,5 milioni pezzi all'anno a 2,5 nel 2014, per poi risalire fino a 3,5 milioni di copertoni nel 2016. Questo comporterà un massiccio ricorso alla cassa integrazione straordinaria, che sarà ripartita a rotazione tra i dipendenti dal prossimo anno: sei ore di lavoro per 15 giorni mensili e riduzione dei salari a 1.300 euro. Non solo. L'azienda aprirà la procedura per la mobilità, volontaria incentivata. In ballo ci sono 377 persone, esuberi da «gestire» possibilmente entro il 2016, con delle buone uscite da 63 mensilità, alle quali si aggiungono ulteriori 12 mesi di stipendio per chi deciderà di andar via entro il prossimo dicembre, otto a giugno 2014 e sei entro la fine del prossimo anno, con in tasca dagli 80 ai 120 mila euro complessivi (considerando il contributo statale alla mobilità). «Siamo soddisfatti. Era la miglior soluzione possibile» ha commentato dopo la firma dell'accordo il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato.
La soddisfazione accomuna un po' tutti, dalla stessa Bridgestone al sindaco di Bari, Michele Emiliano, fino ai sindacati. «Abbiamo cancellato le parole chiusura e licenziamento - spiega Filippo Lupelli, segretario barese della Uiltec - e per come era partita la trattativa abbiamo davvero ottenuto il massimo, mantenendo la fabbrica e il lavoro».
Risolta una vertenza, sindacati e istituzioni locali tornano a concentrarsi sulle altre che pesano maggiormente sul futuro del territorio: dalla Om carrelli elevatori, sempre a Bari, alla Filanto di Casarano, dalla ex Miroglio di Ginosa e Castellaneta alla Natuzzi, per un totale di 4.500 posti di lavoro diretti, persi o a rischio.

Da "L'Unità" dell'1 ottobre 2013 (pag. X)

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